Memorabilia

"Per aspera ad astra"
( calco in resina con uccello
e foglia oro, 11 x 7 x 2 cm )
"Nunc et in hora mortis nostrae"
(calco in resina con tessuto,
6 x 6 x 2 cm )

"Prima di cadere"
( calco in resina con frammento di stampa,
6 x 6 x 1 cm )
"Primavera"
( calco in resina con pupo di
terracotta e cartapesta,
6 x 6 x 3 cm )


































MEMORABILIA

(serie di 30 pezzi in resina epossidica)

"(...) Paolo Ferrante congela nella resina frammenti di cose comuni, che appartengono a vite private, li sottrae all’oblio e li restituisce alla permanenza della storia. All’origine c’è sicuramente una passione classificatoria,(...) una passione che però sembra anche destinata a svelare la natura arbitraria delle classificazioni oggettive e tassonomiche.
Ogni singola scultura, simile a un fossile o a un’ambra, suggerisce la volontà di sottrarre le storie individuali all’accumulo di macerie, di salvarle dalla polvere del tempo per creare sotto la propulsione di una forte ispirazione romantica un piccolo museo domestico e quotidiano, eterogeneo e incerto. Un elemento non nuovo al lavoro di Ferrante che preferisce concentrarsi, a volte malinconicamente, su dati minori e trascurati per poterli conservare e valorizzare a dispetto del loro destino. L’operazione è resa ancora più accurata dalla volontà di impreziosire ogni singolo elemento con un dettaglio pregiato che tende ad enfatizzarne la qualità unica e speciale, trasformandolo in un’incarnazione ostinata e tenace dei ricordi.
Tuttavia questa volta il gusto per l’osservazione sentimentale, quella che attinge al Museo dell’innocenza di Orhan Pamuk, si adegua al passo dell’alchimista. Tra le fonti di questo lavoro c’è, infatti, Ferrante Imperato, il naturalista napoletano vissuto tra la fine del XVI secolo e gli inizi del XVI. Ma non è il solo riferimento. Sono presenti anche le citazioni dei gabinetti delle curiosità di Rodolfo II e Manfredo Settala, il mini museo di Hans Fex, i materiali preziosi intrecciati agli oggetti consunti di Remo Bianco.
Memorabilia diventa così collezione di feticci eterogenei e confortanti, una raccolta di reliquie trovate o inventate (poco importa), di allegorie, di scorie e mirabilia. In questo processo di accumulazione, che sembra volere immagazzinare il mondo dentro di sé, ogni dettaglio suggerisce una presenza fantasmatica e spinge a interrogarsi sulle molteplici nature delle immagini e delle immaginazioni. Viviamo in un tempo in cui spesso i giovani artisti si discostano dalla vita, ma con questo lavoro Ferrante rinsalda in maniera dichiaratamente empirica e diretta il necessario legame che l’arte deve stabilire con la molteplice varietà delle esistenze."

(Marinilde Giannandrea)